Nella vita non raccogli ciò che semini, raccogli ciò di cui hai cura.

Parte sana e parte non sana

La parte sana

La parte sana è data dall’utilizzo della modalità sana e dello stile sano. Esso si attiva sempre in associazione con uno dei 6 tipi umani.

In presenza della parte sana, sono presenti il “diritto all’accettazione” e il “diritto alla considerazione”. In tal caso la persona percepisce sia la sensazione di essere stata amata e di essere amabile (in riferimento a se stessa e come atteggiamento verso l’altro) sia il piacere di manifestarsi sapendo contemporaneamente apprezzare l’altrui espressione di sé.

La parte sana permette di vivere la realtà senza i condizionamenti delle paure del passato. Le situazioni vengono cioè colte per quello che sono, senza le deformazioni dovute al timore del rifiuto e del disconoscimento.

Nel momento in cui si apre al funzionamento sano la persona si trova a vivere un stato d’animo piacevole e costante, elevato e umile, libero e coraggioso, sereno e intrepido, consueto e incomparabile, un benessere tale per cui ciò che gli viene dall’esterno (beni materiali o successo , ecc … ) non è di accrescimento né di diminuzione.

In tal caso:

la vita è felicità: come stato d’animo leggero e sereno, costante e affidabile, non come qualche raro momento di appagamento. Essa non è dovuta al possesso di beni materiali o al raggiungimento di soddisfazioni concrete, che nulla le tolgono e nulla le aggiungono. Essa è tale solo quando la si desidera e la si sperimenta per se stessi ma contemporaneamente si auspica a tutti di raggiungerla. Solo in tal caso è autentica e effettiva, perché non si è felici quando si ha intorno l’altrui sofferenza né tantomeno quando si desidera qualcosa di brutto per gli altri: la felicità personale si realizza quando si afferma insieme a quella degli altri. 

la vita è fiducia: come ottimismo e sicurezza di possibili positività per se stessi e per gli altri: che significa  fiducia in se stessi in quanto persone capaci di determinare il proprio destino; fiducia negli altri in quanto interessati al proprio benessere individuale e, insieme, a quello sociale; fiducia nel futuro in quanto luogo dove si prevede per tutti un arricchimento umano e materiale.

– la vita è opportunità: come modo di approcciare gli eventi che la vita offre. In essi, si è capaci di cogliere giovamenti e benefici, anziché limitazioni e impedimenti. Non ci si barrica dietro alla sfortuna o al fatalismo ma si riesce ad essere artefici della propria vita, volgendo al positivo le circostanze e sapendo individuare gli elementi e gli spiragli giusti per avviare i processi di cambiamento verso una direzione favorevole. Non ci si intestardisce a sbattere contro situazioni impossibili da rimuovere ma si sa coglier gli spiragli per uscirne e per trovare le condizioni per creare contesti nuovi e positivi.

la vita è benevolenza: come sentimento di amicizia, che porta ad andare incontro agli altri ed esprime empatia e comprensione, gentilezza e disponibilità, solidarietà e generosità, che non sono sentimenti caritatevoli, ma si fondano sulla uguaglianza e sulla reciprocità, condizione essenziale per costruire vite scambievolmente compiute. Nel momento in cui ci si colloca nella condizione di benessere la persona è socievole, tollerante e mostra interesse per l’Altro, che si avvantaggia di questo approccio in quanto usufruisce della ricaduta positiva di questo atteggiamento, il quale però dà vantaggi anzitutto a chi vive in tal modo.

la vita è serenità: come modo di affrontare la vita. La calma da un lato è il frutto della percezione del mondo come luogo accogliente che non dà alcun motivo per essere preoccupati, impauriti o ansiosi, dall’altro diventa un contributo a favorire un clima sereno nei contesti che ci si trova a vivere.

la vita è libertà: come il piacere di essere affrancato da condizionamenti esterni ma soprattutto interni. È gioia di potersi inventare se stesso ogni giorno, è sensazione di poter vivere in modo intrepido svettando verso orizzonti sempre nuovi e sempre affascinanti. In tal caso la persona non subirà imposizioni di alcun tipo ma sceglierà ogni volta quale contesto vivere e come viverlo. Quando invece si è succubi del funzionamento condizionato si è costretti in una gabbia e ci si sente vittime di una forza estranea che obbliga a riproporre sempre gli stessi schemi senza alcuna possibilità di fare diversamente.

la vita è forza: come capacità di “tener testa” alle persone e saper affrontare le situazioni della vita, quelle semplici ma anche quelle più stressanti e difficili da gestire. È il coraggio sereno di non farsi intimorire senza per questo dover essere aggressivi.

la vita è creatività: come capacità permanente di meravigliarsi, di vedere la vita con occhi sempre nuovi. Allora nulla appare già scritto, nulla è ripetitivo nei comportamenti della persona in quanto è vivo e continuo il confronto con la ricchezza della varietà che la vita offre.

la vita è moralità:  come etica inerente il sentirsi bene. È quindi necessità di rispettare le proprie coordinate interne e non adeguamento a regole e valori esterni alla persona. In tale ottica lo star bene mai risulta separato dalla virtù, anzi si può constatare che nessuno vive in modo moralmente onesto senza star bene né sta bene se non è anche virtuoso. I due aspetti sono intimamente legati tanto che si può osservare infelicità nelle persone che stanno vivendo un piacere fatuo ed effimero, anzi proprio a causa di esso.

la vita è saggezza: come profonda e spontanea capacità di dire o fare la cosa giusta al momento giusto. Essa è indipendente dal livello di istruzione della persona e consiste nell’avere il senso dell’opportunità e la capacità di capire l’Altro e di sapercisi relazionare in modo reciprocamente costruttivo.

la vita è pensiero positivo: come contenuti concettuali che accompagnano le emozioni sane e le vanno a rafforzare. I pensieri, ma anche le parole e le azioni conseguenti, sono chiari, diretti, lineari, fiduciosi e compagni di emozioni positive, con cui si integrano e che supportano.

la vita è gioia: come buon umore costante, equilibrato, solare e proveniente dal profondo, qualcosa che non è dato dal raggiungimento di un obiettivo, qualcosa che non viene dall’esterno. Ed è capacità di cogliere e di godere delle ricchezze che la vita offre. Ed è il piacere di condividere con l’Altro emozioni e sentimenti in un rapporto scambievolmente gratificante.  Ed è soprattutto il gioia di esserci, di assaporare il semplice fatto di stare al mondo, come autentico piacere di esistere.

la vita è gusto della vita: come apertura a godere delle molteplici varietà di condizioni naturali e umane, come gusto del mondo e delle emozioni che lo accompagnano. Ed è in primo luogo il gusto dell’Altro, come apertura all’ampiezza e alla varietà dell’essere umano. Ed è il saper godere della scoperta di nuovi orizzonti e delle esperienze che li rivelano.

la vita è pariteticità: come riconoscimento reciproco perché lo star bene nasce fra uguali e lo si vive solo quando si percepisce l’Altro simile a se stessi. Solo proponendosi alla pari si può costruire il proprio benessere e favorire quello dell’Altro.

la vita è un dono: come attitudine a cogliere a piene mani ciò la vita offre. La persona è quindi contenta di ciò che ha ottenuto e si predispone positivamente nella piena convinzione che riceverà altre gratificazioni. Quindi mai le sembra di ricevere un danno né un’ingiustizia, perchè è consapevole che dalla vita non può venirgli del male.

la vita è apertura: come fiducia negli altri, nella possibilità che possano scegliere lo star bene e che siano quindi in grado anche di offrirlo. Questo significa credere nella parte sana dell’Altro e quindi aiutare a farla emergere. Un senso disinteressato di apertura porta a ottenere un “ritorno” che invece non c’è quando lo si pretende: più si offre calore umano e più se ne riceve. Tutto ciò permette di instaurare un dialogo significativo con l’Altro che libera dai timori e dalle apprensioni.

la vita è senso di sicurezza: come clima improntato alla solidarietà e alla fiducia reciproca. Provare una profonda e spontanea gentilezza fa scomparire i sentimenti di paura, dubbio e insicurezza a cui sono alternativi. Quando si innalzano le difese gli altri appaiono ostili, in tal modo ci si autogenera paura e smarrimento. Considerare l’Altro amico allontana il senso di fragilità e permette di rilassarsi. Avere un atteggiamento benevolo porta a dare un contributo nel creare un’atmosfera pacifica intorno a se stessi.

la vita è senso della misura: come percezione di sé equilibrata per cui ci si sente né onnipotenti né impotenti, e quindi ci si propone di fare ciò che è alla propria portata. E ciò non significa rassegnazione passiva né fatalismo scoraggiato. Regolare le proprie aspirazioni, disciplinare i propri desideri non significa squalificarli, né preparare il loro abbandono, ma al contrario mettersi in condizione di appagarli nella loro pienezza. Concentrandosi su ciò che è si ha in potere di fare si evita lo scoramento che porta a dubitare delle proprie iniziative. Avere misura  è capacità di verificare il campo del possibile evitando di intestardirci su una iniziativa quando il successo è fuori portata.

la vita è pazienza: come forza di saper sopportare, senza rassegnazione, eventi non desiderati che pure la vita comporta. Quando si è costretti a subire qualcosa che non si vorrebbe per sé, ci si può solo affidare alla forza di riuscire a sopportare. Questo permette di rimanere liberi, di non lasciarsi soverchiare dalle circostanze negative e di avere sempre disponibile la propria forza che si accompagna alla scelta dello star bene. La pazienza quindi non incatena ma libera, perché permette di sottrarsi alle sentenze provvisorie sfavorevoli.

la vita è perdono: come convinzione che l’Altro non ci ha fatto né ci può fare del male ma solo manifestare intenzioni astiose, che sono espressione del suo disagio e procurano danno solo a lui. L’ostilità altrui ferisce solo se gli si dà credito. Perdonare quindi non significa porsi su un piedistallo né sopportare o tollerare né è offrire carità quando si ritiene che l’Altro meriterebbe di essere attaccato ma è solo un modo che permette di offrire amore a se stessi perché essere arrabbiati con l’Altro è solo un modo di farsi del male.

la vita è paura sana: come stato d’animo posto al di là della preoccupazione non giustificata. La paura in tal caso ha un valore adattativo: consente infatti di prevedere il pericolo e di adottare misure atte a prevenirlo.

la vita è baricentro su se stessi: come atteggiamento che ha le proprie fondamenta nella accettazione di se stessi anziché nel giudizio dell’Altro. Non consiste però nella valorizzazione dell’egocentrismo bensì nella capacità di rispedire al mittente eventuali critiche, accuse offese, ecc….. in quanto esse sono sempre ingiustificate poiché chi è sano si pone in modo accogliente e propositivo.

la vita è vivere nel presente: come capacità di avere i propri piedi ben piantati nell’oggi senza stare a rimuginare sul passato né a proiettarsi anzitempo sul futuro improbabile.

la vita è unicità e insieme universalità: come percezione di stare a vivere una vita ricca e unica, riconoscendo però che certe emozioni sono un bagaglio di tutti e sono a disposizione di tutti che poi le possono vivere in modo originale e personale.

la vita è semplicità e, insieme, complessità: come attitudine a vivere la naturalezza, che non vuol dire superficialità, ma comprensione della varietà della vita, accompagnata a un rifiuto sia di una riduzione schematica sia di un aggrovigliamento astruso.

la vita è coltivare i propri sogni: come desiderio di coltivare passioni e ambizioni personali che possano coniugarsi con ideali sociali, quindi voglia di puntare sempre su obiettivi importanti che diano alla vita un significato che trascenda la singola individualità.

la vita è energia libera: come fluire spontaneo della propria vitalità da cui  scaturisce il benessere ed è originata dal benessere, quindi assenza di blocchi e di qualsiasi forma di rigidità.

la vita è favorire la salute fisica: come condizione madre e insieme figlia del funzionamento sano perché spesso il malessere fisico è frutto di quello psicologico e di un cattivo rapporto mente-corpo.

L’esserci nella persona delle caratteristiche sopra elencate è semplicemente la riprova che sta vivendo secondo la sua parte sana a cui sono connaturate. Non accadrà che la persona stia veramente bene in essenza di esse, al di là di quello che soggettivamente può ritenere. Esse sono semplice testimonianza della condizione di benessere, mai vanno usate come coordinate per giudicare l’Altro perché chi ne dovesse fare questo uso dimostra lui per primo di esserne lontano.

            La parte sana, quando è prevalente all’interno di una persona, tende a confermarsi non per ostinazione o coazione a ripetersi ma perché il benessere è automotivante.Si instaura un circolo virtuoso, che consolida e rafforza sempre più le conquiste acquisite.

 

Descrizione della parte non sana (cioè condizionata)

 

Ciascuna delle 4 modalità condizionate può associarsi a uno degli 8 stili condizionati, per cui si hanno 32 possibili combinazioni che diventano 192 se moltiplicate per i 6 tipi umani, ma che diventano infinite sulla base dell’intensità del condizionamento e delle specifiche esperienze personali a cui si raccordano e che li rendono soggettivi e irripetibili.

Si hanno diversi modi e diverse intensità con cui la parte non sana si evidenzia, ma tutti hanno delle caratteristiche comuni che qui vengono evidenziate. Indipendentemente dalla specifica modalità condizionata e dallo specifico stile condizionato che lo compongono, nel caso in cui la persona vive la parte non sana presenta i tratti riportati di seguito.

La parte non sana c’è quando sono assenti il “diritto all’accettazione” e il “diritto alla considerazione” e quindi non è presente la sensazione di essere amabile e apprezzabile. In tal caso la realtà quotidiana viene interpretata attraverso  le paure del passato legate al timore del rifiuto e del disconoscimento, le modalità condizionate sono delle strategie inefficaci per cercare di conquistarsi accettazione e gli stili condizionati sono delle strategie inefficaci per conquistarsi considerazione, due fondamenta della persona che hanno valore quando alla persona vengono offerte in dono, mentre in questo caso diventano una sorta di fatica di Sisifo che in questo modo mai ottiene ciò che pure ha diritto.

In tal caso:

la vita NON è felicità: mai c’è lo stato d’animo sereno e allegro, possono esserci solo rari momenti di presunto appagamento. Il senso di insoddisfazione è invece presente e costante.

la vita NON è fiducia: l’assenza di ottimismo e di autostima si accompagna alla sfiducia in se  stessi e negli altri. Lo stato d’animo è incerto e precario, altalenante e insicuro.

– la vita NON è opportunità: negli eventi che della vita non si colgono giovamenti e benefici, ma sfortuna e ostacoli, questo impedisce di volgere in positivo le circostanze. Ci si intestardisce a sbattere contro situazioni impossibili da rimuovere.

la vita NON è benevolenza: non si vuole bene a se stesso e all’Altro, che è percepito come un pericolo e un rischio da cui ci si deve difendere. Non si ha la capacità di esprimere empatia e comprensione. Sono allora assenti comportamenti improntati a gentilezza e disponibilità. Il senso di malessere tende a rafforzarsi sempre più.

la vita è NON serenità: la calma non è mai vissuta perché si è sempre preoccupati, impauriti o ansiosi. Vi è al fondo la convinzione radicata che la vita può offrire solo contesti pericolosi e quindi  la distensione è impossibile da sperimentare.

la vita NON è libertà: sempre c’è una sensazione di costrizione interna. Non ci si sente padroni della propria vita: si è obbligati a riproporre schemi stereotipati senza che si abbia la possibilità di fare diversamente.

la vita NON è forza: la sensazione di non saper affrontare le situazioni della vita è costante. Anche la eventuale presenza di comportamenti aggressivi nasconde fragilità.

la vita NON è creatività: si tende a essere ripetitivi e ottusi. È assente la capacità di vedere la vita con occhi sempre nuovi e quindi di trovare nuovi modi di fare laddove sono opportuni. Tutto appare già scritto ed è assente il confronto con la varietà della vita.

la vita NON è moralità:  è assente il rispetto dei propri valori intrinseci ed è invece costante la spinta a un adeguamento a regole e valori esterni. Ci si sente obbligati a un dover essere qualcosa che è estraneo alla persona autentica.

la vita NON è saggezza: ci si inchioda in schemi che rendono succubi del passato ed allora è assente la capacità di trovare la cosa giusta da fare o da dire.

la vita NON è pensiero positivo: sono presenti idee contorte e negative che hanno le fondamenta su paure e incertezze. Tali contenuti concettuali negativi sono compagni di emozioni negative, con cui si integra e che supporta.

la vita NON è gioia: è assente l’autenticità e mai c’è buon umore vero anche quando il soggetto vuole farlo credere. Non si sa godere di quello che la vita offre anche perché spesso non si è capaci di vederlo, soprattutto non si sa partecipare e godere delle relazioni umane e, in ultima analisi, del piacere di stare al mondo.

la vita NON è gusto della vita: manca il saper godere della vita e del piacere della presenza altrui. Non c’è la capacità di guardare ciò che è familiare con uno sguardo sempre nuovo: tutto risulta ripetuto, perché la lettura della realtà sembra essere sempre la stessa anche in presenza di elementi nuovi e diversi.

la vita NON è pariteticità: l’Altro non è mai percepito come pari, è assente il sentimento di riconoscimento dell’Altro, che è percepito o più in alto o più in basso, mai al proprio livello. Quindi c’è un accanimento a cercare di affermare la propria presunta superiorità oppure a cercare di uscire dal senso di inferiorità.

la vita NON è un dono: sempre risulta mancare la sensazione che la vita è opportunità da cogliere, si individua invece il rischio e il pericolo anche dove assolutamente non ci sono. Non si sa apprezzare i doni che la vita offre. È presente ostinazione nel volere qualcosa che non c’è oppure a lamentarci di non ricevere. Mai si è contenti di ciò che la vita gli dà e mai si predispone positivamente a ricevere ancora. Si è invece convinti di ricevere sempre ingiustizie come se il benessere dovesse venire da fuori, dall’esterno.

la vita NON è apertura: essendo l’Altro percepito come un rischio da cui difendersi mai è presente un  atteggiamento di apertura. Questo porta a contribuire a far emergere nell’Altro la sua parte condizionata e ciò è utilizzato come giustificazione per continuare a usare la propria parte condizionata come se fosse qualcosa cui l’Altro costringe o comunque qualcosa che si merita. Mai è presente la fiducia nell’Altro e quindi senso di empatia e di solidarietà, ma si è vittime dei timori e delle apprensioni. Si contribuisce a generare barriere che danno un senso di isolamento e un clima ostile che non permette di rilassarsi. Di fatto ci si pone  con un atteggiamento tendente a danneggiare l’altro ma ciò fa star male soprattutto se stessi.   

la vita NON è senso di sicurezza: il senso del pericolo è costante e l’Altro è vissuto come tale. Si vengono creare reciproche diffidenze e inimicizie che portano a vivere in una condizione di insicurezza. Allora, in un circolo vizioso, l’atteggiamento difensivi porta all’assenza di serenità  e fiducia, che poi non fa che confermare l’atteggiamento timoroso. Anche quando ci si ritiene di essere capaci di costruire strutture difensive forti ed efficaci, mai si raggiunge il senso di vera sicurezza e i sentimenti di paura, dubbio e insicurezza mai scompaiono veramente. Ci si sente soli e in pericolo. Si è pieni di ostilità e gli altri appaiono ostili, si creano le condizione per vivere nella paura e nell’esitazione e il senso di insicurezza diventa una costante. Tutto ciò impedisce che  si venga a creare un’atmosfera è pacifica e armoniosa come sarebbe auspicabile e non ci si rende conto di essere il primo ostacolo a che questo si venga a verificare.

la vita NON è senso della misura: mai si è e mai ci si  percepisce equilibrati, si oscilla tra senso di onnipotenza e quello di impotenza, si finisce per cercare di fare ciò che è non alla propria portata, procurandosi sfinimento e scoramento, frustrazione e rabbia. Non si sanno regolare le proprie aspirazioni e disciplinare i propri desideri. Ci si allontana dalla possibilità di avere un’azione efficace al momento opportuno e si finisce per intestardirsi su iniziative senza successo.

la vita NON è pazienza: l’incapacità a sopportare gli eventi non desiderati che pure la vita comporta finisce per dare un peso insopportabile e non cancellabile a cui non ci si riesce a sottrarre. L’impazienza è sovrana: come mancanza di forza a sostenere qualcosa che non piace, come  impossibilità di essere liberi di fronte alle circostanze, come non saper vedere positivo davanti a sé, come non riuscire a mantenere la speranza, come incapacità di sottrarsi alle sentenze provvisorie sfavorevoli.

la vita NON è perdono: L’Altro, a torto, è visto come causa del proprio malessere, in quanto c’è la convinzione che abbia intenzione a danneggiarci. È assente il perdono perché manca il senso di uguaglianza e di reciprocità.

la vita  NON è paura sana: è presente il senso costante e ineliminabile di paura ingiustificata, che non favorisce le relazioni e neanche evita i pericoli, anzi spesso ad essi finisce per portare. I timori sono maladattativi in quanto vivono in assenza di un’autentica minaccia e sono sproporzionati al pericolo reale. Quindi diventano non gestibili e non risolvibili.

la vita NON è baricentro su se stessi: al centro della vita ci sono le intenzioni e le paure dell’Altro. Le eventuali critiche, accuse, offese, ecc…..  non cadono nel vuoto ma gli si dà credibilità e le si fa proprie.

la vita NON è vivere nel presente: la persona vive nel passato con rimorsi e rimpianti e/o nel futuro come possibilità non concreta di riscatto, in quanto più che operare sta solo sperando e immaginando un futuro improbabile.

la vita NON è unicità e insieme universalità: la ripetizione ininterrotta di comportamenti schematici non danno la possibilità di vivere esperienze significative e originale. Non c’è universalità perché gli atteggiamenti della persona condizionata si caratterizzano per tipo di patologia e mai sono di tutti.

la vita NON è semplicità e, insieme, complessità: ci si trova a essere inchiodati a un aggrovigliamento e a contorsioni come in un labirinto. Allo stesso tempo non si sa leggere la complessità e la ricchezza della realtà perché la si interpreta sempre allo stesso modo  e la si distorce continuamente. C’è un tentativo di voler ridurre sempre la complessità degli eventi della vita a schemi preconcetti.

la vita NON è coltivare i propri sogni: c’è assenza di passioni e ambizioni coniugate ad alti valori umani e manca la voglia di puntare sempre su obiettivi importanti. Si è rinunciatari e incapaci a coltivare dei sogni. La vita non assume quindi vera significatività.

la vita NON è energia libera: sono presenti rigidità e blocchi energetici, per cui l’energia non fluisce libera e spontanea. E questo origina malessere.

la vita NON è salute fisica: sono presenti blocchi energetici che spesso causano danni fisici ed è riscontrabile il malessere fisico che è di solito frutto di quello psicologico, di un cattivo rapporto con il proprio corpo.

La persona che presenta queste caratteristiche non sta bene anche quando soggettivamente può ritenere il contrario. Quando si viene feriti nella prima infanzia si tende a costruire delle strutture condizionate per proteggersi dall’essere nuovamente feriti nel futuro. Così un passato pieno di paure fa nascere un futuro pieno di paure e passato e futuro si fondono. Questo porta a restare intrappolati in atteggiamenti soggettivi e in relazioni umane dolorose e insoddisfacenti, che assorbono tanta energia e ostacolano il proprio benessere.

La parte non sana porta a cogliere i fatti sulla base delle paure e delle relative strategie per farvi fronte. Esse sono presenti sin dall’infanzia. Il soggetto in tal caso tende a vivere la realtà non  per quella che è oggi, ma per come ha sempre temuto che essa fosse.

La parte non sana, che dovrebbe tutelare il soggetto dalla paura, in realtà ne impedisce il superamento: tra paure e strategie per farvi fronte si crea un processo circolare di rafforzamento che tende a confermare e ampliare entrambe, inchiodando sempre più il soggetto a tutto questo.