Nella vita non raccogli ciò che semini, raccogli ciò di cui hai cura.

Psicologia Multifattoriale

La Psicologia Multifattoriale è una teoria psicologica elaborata, attraverso oltre due decenni di ricerca, dal dottor Giulio De Cinti. Analizza l’organizzazione psichica delle persone e i loro modi di interazione relazionale. Studiando il comportamento dei soggetti e i meccanismi che regolano le dinamiche umane è stata formulata una visione organica della persona e sono stati individuati i possibili modi i relazionarsi con gli altri, arrivando a definire una serie di profili di personalità.

 

I modi di essere (sani e non sani) consistono in previsioni relazionali costanti che esprimono diverse visioni del mondo, differenti atteggiamenti verso la vita, verso l’ambiente, verso l’Altro. Tra loro c’è una distinzione sostanziale: da un lato si hanno i modi sani di essere dall’altro i modi non sani di essere.

 

La persona: due modi di essere (uno sano e uno non sano)

Ciascuna persona è costituita da due modi di essere: uno sano e l’altro non sano. A volte utilizza il primo, a volte il secondo, però mai  contemporaneamente. Essi sono alternativi, per cui quando uno è attivato l’altro è bloccato.

 

Lo schema che segue descrive questa situazione.

 

Psicologia Multifattoriale: La persona, due modi di essere

 

 

 

Dinamiche tra l’inconscio e la mente cosciente

Secondo la Psicologia Multifattoriale, mente cosciente e inconscio non sono in contrapposizione ma collaborano per permettere alle persona di vivere. Essi hanno funzioni diverse ma entrambe sono necessarie e sono complementari. 


L’inconscio
L’inconscio non è intero, unitario. Al suo interno si viene a creare una distinzione e una contrapposizione tra due parti: inconscio sano e inconscio non sano, cioè condizionato. Tra queste due parti si produce un distanziamento e un disconoscimento reciproco, sorretto da un sistema di sicurezza, il quale ha la funzione di evitare che emozioni vissute come distruttive entrino in contatto con l’inconscio sano quando non è in grado di farvi fronteEntrambe le parti dell’inconscio hanno interesse che il sistema di sicurezza sia infallibile e ostacolano tutti i tentativi di aprirla in quanto ci vedono un grande pericolo.

 

La mente cosciente
Anche la mente cosciente si distingue in due parti: mente cosciente sana e mente cosciente non sana, cioè condizionata. La mente cosciente sana è in relazione solo con l’inconscio sano, invece la mente cosciente non sana si connette unicamente con l’inconscio non sano. La mente cosciente sana ha le fondamenta nell’inconscio sano, come la mente cosciente non sana ha le fondamenta nell’inconscio non sano.

 

L’abbinamento inconscio-mente cosciente
L’inconscio sano insieme alla mente cosciente sana costituiscono il modo sano di essere cioè la parte sana della persona, l’inconscio non sano e la mente cosciente non sana determinano il modo non sano di essere, cioè la parte non sana. Questa impostazione viene espressa nella immagine che segue.

 

 

Psicologia Multifattoriale: rapporto conscio e inconscio
1) Mente cosciente sana;
2) Inconscio sano; (1 e 2 raffigurano la parte sana).
3) Mente cosciente non sana;
4) Inconscio non sano; (3 e 4 raffigurano la parte non sana).

 

Esiste insomma non solo una distinzione orizzontale, tra sopra e sotto, tra mente cosciente e inconscio ma anche una verticale, tra destra e sinistra, tra parte sana (costituita dall’inconscio sano e dalla mente cosciente sana) e una parte non sana (composta dall’inconscio non sano e dalla mente cosciente non sana).

 

Nel rapporto tra inconscio sano e mente cosciente sana la comunicazione è facile: ciò che viene riconosciuto dalla mente cosciente corrisponde effettivamente a ciò che nell’inconscio sano è presente perché non vi è tra le due parti alcun ostacolo alla libera comunicazione.

 

Nel caso del rapporto tra inconscio non sano e la mente cosciente non sana la comunicazione è ostacolata: dall’inconscio condizionato non arriva qualcosa di intelligibile, ma partono input, blocchi, divieti, ordini, spinte ad avere determinati comportamenti. Le vere motivazioni dei comportamenti restano non accessibili alla mente cosciente non sana che, nella sua funzione di dare un significato a ciò che fa il soggetto, costruisce a posteriori motivazioni compatibili con l’immagine non sana che il soggetto ha di se stesso. Esattamente come accade a una persona che ha appena eseguito degli ordini post-ipnotici: se gli viene chiesto perché ha tenuto quei comportamenti dà una spiegazione in termini di scelta libera e consapevole. Le motivazioni addotte in tali casi non hanno corrispondenza con quelle vere, che sono imperscrutabili, ma risultano altresì necessarie alla persona per dare significato alla propria vita.

 

Nella Psicologia Multifattoriale, quindi, determinante è la distinzione tra sano e non sano, piuttosto che quella tra conscio e inconscio.

 

Intervento terapeutico

Nella Psicologia Multifattoriale l’intervento terapeutico, allora, non consisterà nel portare alla coscienza ciò che è inconscio, bensì nel potenziare il modo sano di essere (cioè la parte sana) e nel depotenziare il modo non sano di essere (cioè la parte condizionata) che la persona vive.

 

 

 

Se vuoi sapere di più

Per approfondire queste tematiche della Psicologia Multifattoriale, puoi scaricare un estratto del testo “Modi sani e non sani di essere” nel quale viene presentata l’intera teoria psicologica e le sue applicazioni durante l’intervento terapeutico.

 

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