Nella vita non raccogli ciò che semini, raccogli ciò di cui hai cura.

I modi di essere

I possibili modi di essere, nella Psicologia Multifattorialevengono individuati da tre variabili. Ognuna di esse contribuisce a determinare l’approccio delle persone verso la vita e quindi a comporre la struttura della persona.

 

Vediamo ora nel dettaglio le categorie della Psicologia Multifattoriale e come si vanno a organizzare determinando tutti i modi di essere. Illustreremo tutte le combinazioni che si possono verificare nel vissuto psichico di un soggetto.

 

Si andrà a delineare, così, un manuale dei possibili modi sani e non sani di essere, che possono essere considerati veri e propri profili di personalità. Essi non si definiscono tramite una mera descrizione empirica ma, secondo l’impostazione della Psicologia Multifattoriale, sono il frutto della sintesi di tre variabili, una per ogni tipologia di categorie.

 

I tipi umani

I tipi umani sono una variabile indipendente, non contribuiscono a determinare il disagio, né tantomeno su di essi si interviene durante il processo psicoterapeutico. Vengono presentati in questa sede e in questa collocazione perché bisogna conoscerli per sapere il valore reale di ciò su cui bisogna intervenire, cioè per poter distinguere bene le strutture condizionate.

Esistono sei tipi umani.

Ogni singola persona ne incarna uno. Insieme alle altre variabili (modalità e stili) contribuiscono a determinare il modo in cui ogni soggetto si relaziona con il mondo.

 

I tipi umani rappresentano sei tipi di temperamenti, sei predisposizioni, sei inclinazioni, sei indoli. Insieme alle modalità (sane e condizionate) e agli stili (sani e condizionati), compartecipano alla specifica espressione di sé di ciascun individuo.

 

Essi sono ereditari, quindi in tal senso possono essere considerati una variabile indipendente che interagisce con gli altri elementi nel determinare il modo in cui ogni singolo soggetto tenderà a instaurare i rapporti con l’Altro.

I tipi umani si differenziano fra loro. La differenziazione dei tipi è data dal fatto che ognuno di essi è “costituito” da due gruppi di specifiche peculiarità o particolari proprietà.

Tre connotazioni e due tendenze sono le qualità che determinano i diversi tipi umani.

In ciascun tipo si manifestano una delle tre connotazioni e una delle due tendenze.


Le tre connotazioni sono:

  1. Spinta all’appagamento: sentirsi legittimato a soddisfare le proprie esigenze.
  2. Spinta a competere: sentirsi in diritto a contendere, a confrontarsi, a misurarsi.
  3. Spinta al predominare: sentirsi legittimato a sovrastare, a evidenziare la propria egemonia.


Le due tendenze sono:

  1. Propensione a emergere: inclinazione all’affermazione di sé.
  2. Inibizione a emergere: impedimento all’affermazione di sé.

 

Ogni tipo umano è l’amalgama di una connotazione e di una tendenza. Le possibili tipologie possono essere rappresentate dal prodotto cartesiano illustrato dal grafico seguente, nel quale le tre ascisse evidenziate con i numeri (1-2-3) e le due ordinate contrassegnate dalle lettere alfabetiche (A-B) indicano rispettivamente le connotazioni e le tendenze.

Ne risultano sei punti di confluenza che corrispondono ai sei tipi umani: A1, A2, A3, B1, B2, B3.

 

tipiumani

 

Ogni tipo è diverso ma ugualmente legittimo, nessuno ha valore maggiore rispetto a un altro.

I tipi umani di per sé non esprimono alcuna forma di disagio. Quando sono attivati in una persona dove sono prevalenti i modi sani di essere vengono vissuti nella loro forma migliore, quando invece nella persona sono preponderanti i modi non sani di essere vengono vissuti in una forma non sana.

Il tipo umano non può trasformarsi in un altro neanche attraverso esperienze importanti e significative, esso rimane sempre lo stesso nel corso di tutta la vita. L’A1 non può diventare in nessun caso B1, né A3, né nessun altro. Così pure gli altri.

 

A1

Ha propensione a emergere (A) e spinta all’appagamento (1). È centrato su di sé, sulle sue esigenze che sono vissute come vitali. Non si sofferma sulle frustrazioni. È aperto e non spigoloso, ma indolente. Tende al sovrappeso. È energicamente scarico. Non disdegna di entrare in terapia.

 

A2

Ha propensione a emergere (A) e spinta alla competizione (2). Deve affermarsi ponendosi come vincente. È altero, autorevole e distinto. Ha forti ambizioni sociali. La struttura fisica è proporzionata. Cura molto l’estetica. Non entra in terapia, farlo equivale a una disconferma.

 

A3

Ha propensione a emergere (A) e spinta al predominio (3). Deve porsi come sovrastante ed esercitare predominio. Appare autoritario e minaccioso, superbo e pieno di sé. L’aspetto è roccioso e vigoroso. La donna A3 presenta tratti mascolini. Molto molto raramente entra in terapia.

 

B1

Ha inibizione a emergere (B) e spinta all’appagamento (1).  E’ proteso a soddisfare le proprie esigenze, ma gli è inibito il porsi come appagato. Ha bisogno di accoglienza e appoggio. Suscita benevolenza. Il corpo è armonico e poco carico energeticamente. L’uomo B1 ha tratti e modi femminili. Entra in terapia con una certa frequenza.

 

B2

Ha inibizione a emergere (B) e spinta alla competizione (2). Deve competere senza potersi porre come vincente. Cerca di dimostrare che non è inferiore. È perseverante e responsabile, spigoloso e ostinato. Ha una struttura snella, è agile, teso e scattante. Si rivolge frequentemente alla psicoterapia.

 

B3

Ha inibizione a emergere (B) e spinta al predominio (3). Deve battagliare senza potersi porre come predominante. Cerca di non risultare sottomettibile. È altezzoso e oppositivo, impulsivo ed eccentrico. Il corpo è affusolato e flessuoso. Ha modi seduttivi. Tende a entrare in terapia con una certa frequenza.

 


La modalità sana

La modalità sana è un modello predittivo del vissuto che la persona può provare quando sente di ricevere accettazione, in tal caso vive la socievolezza e costruisce sane relazioni affettivi.

 

soggetto_altro

 

Il rapporto al livello intrapsichico tra gli elementi della relazione soggetto/altro sono a livello paritario. Il soggetto vive un sentimento di accettazione gratuita e costante e ha per reciprocità un atteggiamento benevolo, è coartefice di un clima relazionale sereno e sicuro. L’affettività è libera della paura del rifiuto e dell’abbandono. Vive il senso di sicurezza che è dato proprio dall’essere in grado di co-creare un clima relazionale positivo.

 


Le modalità condizionate

Nelle modalità condizionate si va ad alterare (a livello intrapsichico) la pariteticità dei due elementi (Soggetto/Altro), ciò avviene in 4 possibili modi. Le singole modalità condizionate si collocano all’interno di uno schema che le unisce e che spiega il ruolo e le qualità di ognuna.

 

modalita_condizionate

 

 

Caratteristiche comuni delle modalità condizionati

Le modalità condizionate sono modi non sani di vivere l’affettività e scaturiscono dalle ferite subite nell’infanzia. Sono tentativi infruttuosi non intenzionali tesi a cercare di guadagnarsi amabilità e accettazione quando si ha il timore di non riceverla. Le modalità coprono ma non risolvono la paura del rifiuto, la quale diventa una profezia che si autodetermina e finisce per perpetuarsi insieme alla modalità condizionata che la persona sta vivendo.


I modalità condizionata

prima modalità

Vive la sindrome del figlio unico, instaura rapporti significativi solo con chi si pone a sua disposizione. Ciò che riceve non è mai abbastanza, ha sempre rabbia verso chi lo accudisce. Viceversa è poco disponibile. È determinato e assertivo ma solo in contesti favorevoli: senza l’Altro a sua disposizione sembra perdersi. Fondamentale è per lui il rapporto di coppia. Frequente è il rischio di depressione. L’ansia e l’angoscia, spesso  negate, sono dovute al timore dell’abbandono.  Non va in terapia, non immagina che debba cambiare.

 

II modalità condizionata

II_modalita_condizionata
L’autostima è sempre buona e inattaccabile. Appare sicuro e forte. Non si rapporta con ciò che non gli piace, lo evita. L’affettività è coartata: risulta contenuto, serioso e rigido, qualcuno anche freddo. Può essere scostante.  È pratico, concreto, evita di “maneggiare” le emozioni. Decide sulla base dei valori che ritiene non contestabili. A suo tempo ha interrotto il contatto con le emozioni per evitare quelle dolorose legate al timore del rifiuto. Pare non spaventarsi, in realtà evita le paure. Il lavoro diventa l’impegno predominante della sua vita. Il disagio tende ad esprimersi con sintomi di conversione. Evita, finché può, di entrare in terapia.

 

III modalità condizionata

III_modalita_condizionata
Si sente speciale. Si aspetta ammirazione. L’autostima è eccessiva. Non coglie eventuali disconferme.  Quando  incorre in un fallimento attribuisce sempre la colpa all’Altro, la responsabilità è sempre fuori di sé stesso. Recita la sua importanza come fosse davanti a una platea interessata. Si distingue come lo fa il pavone: in modo non aggressivo.  È fascinoso, estroso, affabile e gioviale ma non empatico. In privato sembra spegnersi. Spesso sono presenti forme di dipendenze e superficialità nel gestire le situazioni lavorative. Non ricorre ad una terapia. Può farlo strumentalmente.

 

IV modalità condizionata

IV_modalita_condizionata
Vive un profondo senso di inadeguatezza e di insicurezza. Teme di non essere accettato. Vive il senso di colpa. Alcuni anche quello di solitudine, di fragilità e di pericolo incombente. Cerca sempre di conquistarsi l’Altro: tende a compiacere l’altro e/o a risultare perfetto agli occhi altrui. L’immagine di sé, assai negativa e ineliminabile, migliora quando si sente accettato. Svaluta sempre se stesso. L’autostima sale nel momento in cui ottiene un giudizio positivo. È emotivo. Presenta ansia d’attesa rispetto al nuovo. Vive il malumore. Prova ansia, alcuni gli attacchi di panico. Ci sono sempre i disturbi psicosomatici. Può esserci ipocondria. Ricerca di frequente una terapia.

 

Lo stile sano

Lo stile sano descrive un modello predittivo di come la persona affermi se stessadel modo sano di prendersi il proprio spazio vitale. La persona si sente riconosciuta e rispettata e offre altrettanto. Afferma se stesso attraverso le proprie qualità e i propri desideri ma considera legittimo che altrettanto valga per gli altri. Quindi favorisce il naturale alternarsi dell’affermazione dei diversi soggetti presenti  in un contesto. Attraverso la metafora del palcoscenico si può dire: la persona sa che prima o poi i riflettori verranno puntati anche su di lei, valorizza la performance degli altri e ha la pazienza anche di aspettare il proprio turno e quando arriva non ha problemi a evidenziarsi.

 

giardino

 

Lo stile sano, come pure quelli condizionati, possono essere descritti anche attraverso la metafora del giardino come spazio vitale del soggetto. Allora accade che la persona sana ha cura del proprio giardino ed è propensa ad accogliere l’altro a cui piace mostrarlo e farlo vivere e compiacersi degli eventuali apprezzamenti, quindi dando e ricevendo. Allo stesso tempo gli è facile portarsi nel giardino altrui, se invitato oppure se viene autorizzato a farlo. E una volta entrato saprà goderne e apprezzarlo: dando e ricevendoSente  il diritto a esigere il rispetto del proprio territorio/giardino, ma sa fare altrettanto quando si intrattiene in quello altrui.

 

Gli stili condizionati

Definizione:

Gli stili condizionati sono modi disfunzionali di gestire le relazioni, dovuti al fatto che attraverso essi si tende a controllarle secondo 8 modi diversi, come illustrato nello schema seguente, dove per metafora si definisce giardino lo spazio vitale di una persona.

 

stilicondizionati

 

 

Caratteristiche comuni degli stili condizionati

Gli stili condizionati sono modi non sani di estrinsecare l’affermazione di sé e tentativi infruttuosi e non intenzionali di conquistarsi attenzione e apprezzamento/riconoscimento.

Gli stili condizionati, dunque, trattano dei rapporti di forza e dei conflitti di potere nel cercare di gestire le relazioni, hanno altresì la funzione di controllo: chi in un modo, chi in un altro. Coprono ma non risolvono la paura del disconoscimento.

 

I stile condizionato

Entra nel giardino altrui per avere nella convinzione che l’Altro sia consenziente.
È egocentrato: la sua invadenza ha sempre un interesse soggettivo che ritiene condiviso dall’Altro. Spesso è di buon umore, soddisfatto di ciò che è e di ciò che ha/fa. È inopportuno. Si fa largo come stesse facendo un favore. Non coglie il disinteresse né le esigenze dell’Altro. Se respinto resta stupito e deluso ma non oppone resistenza. Raramente va in terapia, ci va eventualmente per lamentarsi  di chi lo ha deluso: non si mette in discussione.

 

II stile condizionato

Invade il giardino altrui palesemente. Abbatte ogni  resistenza. Dispone del territorio altrui a suo piacimento.
Esprime un senso di prepotenza che vuole risulti evidente. Esplicita l’intenzione di imporsi: sottomette e intimorisce. L’Altro viene percepito o come alleato o come nemico.  È egoista. Gli è difficile procrastinare i desideri. Non tollera frustrazioni. Se ostacolato può reagire in modo violento. La colpa è sempre dell’Altro. Non ammette errori anche quando ne ha consapevolezza. Non va in terapia, né capisce il bisogno di andarci.

 

III stile condizionato

Entra nel giardino altrui per dare  consigli giusti a migliorarlo, si aspetta una buona accoglienza.
Il concetto di sé è buono. È contento di com’è e di ciò che fa. Si fa largo per dare le sue giuste osservazioni, convinto che saranno bene accolte. Risulta presuntuoso. Sembra avere la verità in tasca. Finisce spesso per essere rompiscatole e sentirsi attribuire definizioni tipo: “grillo parlante”, “maestrina”, ecc. È capace e disponibile ma anche saccente e valutativo. Entra in terapia quando le sue relazioni si complicano.

 

IV stile condizionato

Una volta conquistato l’ingresso nel giardino altrui, trova sempre da fare osservazioni e critiche.
Coglie errori anche dove non ci sono: le critiche le deve fare per forza. Deve incolpare, soprattutto chi gli è vicino. Ha tanta rabbia. La sua disapprovazione è sempre nell’aria. Non dà scampo. Rende pesanti i contesti e limita la spontaneità altrui. Usa gli altri, attraverso richieste, che sente legittime, verso coloro con cui ha legami profondi. Manca infatti la reciprocità. Quando fa o dice qualcosa ha quasi sempre un secondo fine. È consapevole delle sue mancanze, ma le nega anche a se stesso. Va in terapia per le problematiche relazionali cui va incontro.

 

V stile condizionato

Se ne sta nel proprio giardino speranzoso che l’Altro arrivi per animarlo.
E’ fermo, si anima se qualcuno arriva a fargli compagnia. Le attenzione e la disponibilità dell’Altro gli cambiano l’umore. È egocentrato: desidera per sé, non pensa alla reciprocità. Ha problemi a vivere l’intimità. Scarsi sono interessi e iniziative. È interessato ad attività sedentarie (es. pc, tv). La presenza del partner è essenziale, da solo si chiude. Non va quasi mai in terapia. Pensa che a lui non serva.

 

VI stile condizionato

Apre il proprio giardino, ciò gli pare un gesto di  grande generosità, da chi entra pretende un alto interessamento.
Ritiene di di fare e di dare molto (non sempre a ragione) e pensa sia giusto ricevere altrettanto. Presenta un eccesso di pretese (anche inopportune). Finisce per subire molto da qualcuno che teme di perdere. Rimprovera l’Altro per le sue presunte inadempienze. Coglie sempre le frustrazioni, anche quando non ci sono. Esse sono vissute come un’ingiustizia del tutto immeritata. Assilla l’Altro nel voler far comprendere mancanze e torti. Il rapporto di coppia è centrale. È richiedente e asfissiante.  Va in terapia, per cercare chi gli dia ragione.

 

VII stile condizionato

Non difende il proprio territorio dalle invasioni perché non le considera ostili.
È il/la bravo/a ragazzo/a che si comporta come l’Altro vorrebbe. Da questo ne ricava un buon giudizio di sé. Riesce a sopportare tanto e a lungo. Non è propositivo. Lascia decidere l’Altro. Non sceglie, non prende posizione. È disponibile e accogliente ma non ci mette entusiasmo. Gli capita di fare di nascosto qualcosa che sa essere sbagliato. Può mentire spesso, anche senza ragione, come per sottrarsi al controllo/giudizio. “Non devi sapere nulla di me”. Cerca una figura di riferimento, ne subisce le scelte. Cerca il terapeuta quando perde il suo punto di riferimento

 

VIII stile condizionato

Invita l’Altro a godere del proprio giardino, quando, a suo avviso, ne ha bisogno.  Si sottrae invece alle richieste.
Si vuole rendere sempre utile e si attiva in prima persona per essere d’aiuto all’Altro. Si aspetta di essere riconosciuto tale. Può subire molto ma poi, ad un certo punto, si scoccia. Ha difficoltà a ricevere, come finisse per essere in debito. Ritiene di capire ciò che accade meglio di chiunque altro, anche ciò che è bene o male per l’Altro. È presuntuoso.  Deve avere il controllo delle situazioni, può esser accentratore. Il timore di perdere il controllo lo rende irrequieto e ansioso. Spesso va la terapia, perché i conti non gli tornano mai.

 


Categorie che costituiscono i 
modi sani di essere

Le categorie precedentemente descritte sono quelle che vanno a costituire i modi sani di essere, secondo lo schema che segue:

 

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Ciò che distingue uno dall’altro è il diverso tipo umano. Ogni persona può ereditare un solo tipo umano e quindi può vivere un solo modo sano di essere.

Nel determinarsi dei modi sani di essere bisogna tener conto che esistono una sola modalità sana e uno solo stile sano e si associano sempre insieme determinando una sola combinazione, che accordandosi con ognuno dei tipi umani costituisce i sei modi sani di essere. Essi esprimono le diverse forme di vivere il benessere insieme agli altri.

 

Categorie che costituiscono i modi non sani di essere

Le categorie precedentemente descritte sono quelle che vanno a costituire i modi non sani di essere, secondo lo schema che segue:

 

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(Legenda: M = Modalità Condizionata; S = Stile Condizionato)

 

Le quattro modalità condizionate e gli otto stili condizionati possono determinare 32 combinazioni, a cui va ad associarsi un tipo umano vanno a costituire 192 modi non sani di essere. Essi si basano sulla paura ed esprimono le molteplici forme di disagio, il quale viene trasferito sulle relazioni umane che la persona si trova a vivere.

L’esteso numero dei modi non sani di essere (192) diventa amplissimo se si considera il loro articolarsi in livelli di intensità che vanno dal lieve al drammaticamente grave.

 

I modi non sani di essere sono costituiti da una e una sola delle quattro modalità condizionate, da uno e uno solo degli otto stili condizionati e da uno e uno solo dei sei tipi umani. Essi esprimono le molteplici forme di disagio, che si fondano sulla paura del rifiuto e della non considerazione.

 

Non può ricadere che nella terna dei diversi modi non sani di essere sia presente parte di una modalità condizionata e parte di un’altra, parte di uno stile condizionato e parte di un altro oppure parte di un tipo umano e parte di un altro. Si tratta, cioè, sempre di compiere una valutazione di tipo categoriale.

Ognuno nell’infanzia è stato “spinto a scegliere” una modalità condizionata e uno stile condizionato e non può accadere che passi dall’utilizzo della modalità condizionata acquisita a un’altra. Uguale discorso si deve fare per lo stile condizionato. Una modalità condizionata e uno stile condizionato, una volta instaurati nella persona, tenderanno a confermarsi oppure depotenziarsi solo a vantaggio della modalità sana e dello stile sano.

 

L’intervento terapeutico

Un intervento terapeutico riuscito favorisce nel paziente il prevalere della sua parte sana e l’abbandono della parte non sana. A tal fine il terapeuta dovrà anzitutto fare la diagnosi riscontrando le caratteristiche specifiche del modo non sano di essere del paziente, cioè la sua modalità condizionata, il suo stile condizionato, nonché il tipo umano a essi associato. Individuerà inoltre il livello di intensità della parte non sana.

Il punto di arrivo consiste nell’avvalersi da parte del paziente in modo permanente e continuativo delle categorie sane, cioè della modalità sana e dello stile sano.